Nel 1995 nasce a Taranto l’Associazione culturale F.E.M.A. ad opera di un piccolo gruppo di persone desiderose di trovare un riscatto ed un inserimento nella società dopo esperienze negative(prigione,tossicodipendenza,ecc.)Un altro punto di partenza dell’Associazione è stato l’attaccamento al territorio anche nel riconoscimento della grande ricchezza che da esso si può ricavare a seguito delle sue caratteristiche idrogeografiche ed in particolare di Mar Piccolo su cui si sono concentrati i primi studi.E’ un dato di fatto storico che l’economia di Taranto si è sempre fondata(ancor prima della nascita di Roma)sullo sfruttamento delle risorse del mare-diciamo 2500 anni giusto per fare un confronto con quanto ha dato l’Italsider-Ilva.Portiamo subito come esempio il siderurgico per introdurre un ulteriore criterio seguito dalla Fema che è quello del rispetto dell’ambiente,secondo quello che a Rio de Janiero nel 1992 è stato definito”sviluppo sostenibile”per cui si vuole produrre,crescere economicamente,senza alterare l’ambiente,mantenendo cioè a misura d’uomo riconoscendo l’uomo come parte integrante degli equilibri che regolano la vita sulla terra(e nel mare).I primi passi sono stati rivolti all’acquisizione di tutte le conoscenze su Mar Piccolo e dintorni attraverso studi precedenti e soprattutto ricognizioni dirette sul campo,fino ad arrivare a poter iniziare esperimenti mirati.Prima di arrivare a questo,comunque,vogliamo sottolineare alcuni aspetti esaminati negli studi,come:l’esistenza,la posizione,l’origine e gli effetti dei citri fondamentali per la salinità di Mar Piccolo unica e irripetibile traiettoria delle correnti, zona di riproduzione delle varie specie direttamente legate fra loro dalla catena alimentare e alle correnti per il trasporto del materiale marino.L’idea della sostenibilità dello sviluppo posta al mantenimento dei naturali equilibri:il modo migliore per allevare una qualunque specie consiste nel mantenerla nel proprio ambiente insieme a tutte le altre specie partecipanti ai cicli biologici coinvolti.In pratica l’idea di allevamento viene in qualche modo sostituita da quella di un controllo dei processi vitali mirato si alla produzione ma di un risultato non alterato(crediamo quasi superfluo rimarcare ulteriormente le differenze fra,per esempio,polli ruspanti e di batterie).Già dai primi tentativi si è pensato di mettere pesci in gabbia tenuti in mare e progettati in modo da avere strutture leggere,facilmente spostabili e non inquinanti,il chè si può anche realizzare a costi molto contenuti.A proposito dei costi,questi vengono abbattuti anche dal controllo della catena alimentare;sapere dove si forma un certo alimento per un certo pesce e come sia trasportato dalle correnti,permette di reperire il cibo naturale con spese contenute(praticamente di sola raccolta)con indiscutibile vantaggio per la qualità del risultato dal punto di vista

organolettico,nutrizionistico ecc.

Ancora il punto di partenza,i “piccoli”da crescere fino alle dimensioni volute,sono anch’essi raccolti in mare con metodi forse rudimentali(bastano dei retini)ma tali da assicurare una ottima resa pur nel totale rispetto dell’ambiente.

Pertanto è possibile accrescere in Mar Piccolo avannotti presi in Mar Grande messo in dubbio da precedenti e incerte ricerche.Si arriva così a brevettare una gabbia divisa in tre sezioni per tre fasi fondamentali di accrescimento comuni alle specie studiate,fra cui orate,spigole,saraghi,occhiate e quant’altro ricordando comunque come punto di partenza la volontà di ricreare un micro ambiente che riproduca quello complessivo,e quindi come si arrivi naturalmente allo sviluppo di altre specie,alcune direttamente commerciabili(molluschi,granchi ecc.)altri comunque utilizzabili nella catena alimentare.E’ fondamentale sottolineare come l’applicazione di processi osservati direttamente riprodotti e verificabili come facenti parte dell’equilibrio ecologico non possa che riportare Mar Piccolo al suo passato di simbolo e sostegno della città come mare vivo,strappandolo ad un presente che lo vede in condizioni sempre più critiche.Tornando agli studi effettuati,qualche dato verificato più volte sul campo:

-orate   raccolte di 1-1,5 cm. portate a 20 cm.in 18 mesi

-spigole   raccolte da 0,5 cm a 1 cm. portate a 23 cm.in 24 mesi

-occhiate orlate   da 0,8 cm. portate a 14 cm. in 12 mesi

-saraghi pizzuti   raccolte a 1 cm. portate a 20 cm.in 18 mesi

-saraghi fasciati e saraghi faraoni   raccolti a 1 cm. e portati a 16 cm. in 18 mesi

 

Verificata così la possibilità di una grande ricchezza (circa 5 Kg.al mc3 di biomassa )vera perché se ben sfruttata si riproduce e quindi è inesauribile al contrario dei giacimenti terrestri,il passaggio alla produzione ha portato nel dicembre 2000 alla nascita della copperativa sociale di fascia B denominata F.A.M.E.-Fauna Ambiente Mare Ecologia(di doppio,evidente significato che ha assolto gli obblighi burocratici necessari, richiesto specchio acqua,iscrizioni varie occorrenti.L’impegno nel sociale è sancito e sottoscritto nello statuto dell’Associazione prima e della cooperativa dopo, fa sì che si voglia provare a mettere a disposizione della fascia disagiata di popolazione tarantina(sempre troppo ampia)questo sistema di produzione di proteine nobili che nella sua semplicità derivante da un patrimonio di conoscenza accumulato(dimenticavamo i metodi tradizionali)è stato definito rivoluzionario.

Molti ostacoli abbiamo superato e altri li supereremo,unico intoppo inspiegabile al momento riguarda l’ultimo sopralluogo fatto dalla Capitaneria di Porto il 18 gennaio 2002 e da da allora silenzio.

 

Pertanto la nostra compagine ha dimostrato con fatti,che Mar Piccolo è la vera e unica fonte di ricchezza per la nostra città e invitiamo i cittadini tarantini a puntare sul presente e sul futuro a questa inesauribile fonte di ricchezza che la natura ci ha donato.L’ilva e altre industrie portano solo morte e illusioni ai giovani.La nostra cooperativa crede in quello che sta facendo e farà di tutto per rendere partecipe l’intera comunità.

 

TARANTO,lì 1 luglio 2002