MARICOLTURA

Maricoltura vuol dire coltivare il mare ma quanti ne sono capaci?che io ne sappia quelli che lo fanno senza alterare gli equilibri si possono contare sulle dita di una sola mano.Nel mio personale elenco non includo il nuovo se esiste o il vecchio sistema di pescicoltura,visto che di naturale non ha proprio niente.Quello che mi preoccupa seriamente e che dovrebbe preoccupare tutti è il chiedersi;come mai questa scienza maricoltura non ha avuto la stessa evoluzione delle altre scienze?certamente i motivi saranno molti ma volendoli sintetizzarli al massimo direi che o non c’è volontà che si naturalizzi tutto il processo o non si è veramente capito niente.Una cosa è certa,i così detti esperti titolati con laurea a mio avviso brancolano nel buio o per meglio dire,brancolano nell’oceano.Codeste mie parole potrebbero ferire l’orgoglio dei suddetti ma è poca cosa al male che hanno causato all’uomoe all’ambiente in genere continuando a gestire scientificamente questa realtà con i metodi attuali.Non voglio prolungarmi oltre vorrei soltanto sottolineare uno studio fatto da uno scienziato che non ricordo il nome il quale ha calcolato la biomassa che produce il mare, perdendo solo l’1%della sua potenzialità.Ebbene il mare produce biomassa pari e in equivalente e 3 miliardi di bovini adulti si può solo immaginare questa ricchezza produttiva,io credo per esperienza diretta che ha ragione e probabilmente (i bovini)possono essere qualcuno in più.I miei studi partono dall’era preistorica,esattamente 10-11 mila anni fa ovvero da quando gli uomini smisero di essere cacciatori raccoglitori e si dedicarono all’agricoltura e all’allevamento.Domanda;se questi nostri antenati riuscirono praticamente con le sole mani a coltivare la terra e allevare animali,noi scientificamente e tecnologicamente avanzati come non mai potremmo fare di più e meglio?risposta per necessità e per passione io ho seguito le loro tracce e utilizzando un sistema naturale riesco a produrre 700 kg.di pesce peso medio di un bovino utilizzando un limitato specchio acqua e avvalendomi dell’arte povera e l’intelligenza dell’uomo coltivo il mare che posso definire senza essere smentito sviluppo sostenibile visto che praticamente non ho alcun costro di mantenimento alimentare salvo quello della struttura gabbie tutto avviene secondo natura i tempi di crescita sono sicuramente inferiori dato che oltre che ad alimentarsi da soli,gli alimento ulteriormente il tutto il mare stesso.In questi 5 anni vissuti in mare ho appreso tante cose associandole tutti insieme mi permettono di poter dire anch’io la mia.Se il concetto non è stato chiarissimo è perché è stato intenso nell’ottica burocratica.Comunque io faccio sviluppo sostenibile come quella che decisero a Rio de Janeiro nel 1992;si disse una cosa difficile aggiungo ma non impossibile:lungi dall’essere critico in senso negativo verso i titolati del settore,credo che sarebbe opportuno approfondire il discorso con personalità competenti ai problemi culturalmente ed economicamente la nostra bella e unica città di Taranto.